Ali di Vita Associazione Onlus dedita alla sensibilizzazione ed aiuto sui Disturbi del Comportamento Alimentare

Dal tunnel dei Disturbi Alimentari alla Rinascita: tratto dal Progetto “Pensieri e Parole….uno sguardo alla Vita!”

Raccolta di testimonianze inviateci per il progetto “Pensieri e Parole”…

 


DAL TUNNEL DEI DISTURBI ALIMENTARI ALLA RINASCITA 





Se penso al mio passato, ripercorro tanto dolore e sofferenza. 

Nell'infanzia ho incominciato presto a sentirmi sbagliata, “malata” perché all'età di sette anni mi fu diagnosticato un ipotiroidismo. Nella mia famiglia non mi sentivo abbastanza considerata: papà troppo occupato con il lavoro e poco affettuoso, mamma iperprotettiva e un fratello con il carattere opposto dal mio. Eppure ero la tipica bambina tranquilla che non dava mai nessun problema. 

 A scuola andavo bene e per questo spesso venivo derisa e calpestata dai compagni di scuola, che iniziarono presto a ferirmi anche per la mia ipersensibilità e timidezza. 

La mia scarsa autostima, l'idea di essere sempre sbagliata in ogni modo e luogo, il non sentirmi accettata, l'idea di essere brutta e di non valere nulla, la mancanza di amici, le prese in giro e il bullismo subito, l'incomprensione nella famiglia, mi fecero precipitare a 14 anni in una grande depressione che mi fece chiudere lo stomaco e arrivare a 34 kg. 

 Ricordo le giornate buie, in cui i pensieri negativi e tristi mi tormentavano il cervello. Da qui l'inizio di una terapia farmacologica antidepressiva che mi fece in breve tempo migliorare l'umore e aumentare il peso, ma non risolvere i veri problemi che mi avevano portato a tutto ciò. 

A 16 anni iniziarono gli attacchi di panico, che mi assalivano a scuola e quando ero in mezzo alla gente. Mi sentivo osservata e giudicata dalle persone e più mi concentravo su questo pensiero, più mi saliva l'ansia e mi sentivo soffocare. Volevo solo andarmene dalla folla e in qualsiasi posto andassi, al supermercato, in un negozio, al bar...diventava un problema, perché avevo paura di stare male. 

Il mio disagio interiore si stava facendo sentire, ma forse gli altri non lo vedevano abbastanza nonostante dai 14 anni avessi iniziato a farmi seguire da psicologi, ma nessuno sembrava davvero capire il mio profondo dolore. Odiavo il mio corpo e sebbene avessi una corporatura normale, sul magro snello, mi vedevo grassa. Da qui l'inizio della mia lotta con me stessa, la vera battaglia contro il mio essere che mi avrebbe portato nelle fiamme dell'inferno. 

Avevo 17 anni quando iniziai la tipica dieta “fai da te”. Incominciai a togliere dolci, carboidrati, grassi, proteine e poi pian piano tutto il resto calcolando bene le calorie. Mangiavo solo frutta e verdura scondita, dimezzavo le quantità sempre di più, saltavo i pasti,... 

Il mio obiettivo principale era scomparire dalla faccia della terra. Perché mi dicevo: “Se dimagrisco e divento magra, potrei essere perfetta e finalmente felice!”. Lo specchio rifletteva la mia anima distrutta, carica di vuoto e di tristezza. 

Quanto odiavo la scuola in quel momento! I compagni mi prendevano di mira per ogni cosa e io continuai a subire il loro bullismo. Ero sempre considerata quella sfigata, quella secchiona, quella che va dire ai prof chi copia. E poi le amiche quante delusioni subite! Colmavo il vuoto dell'anima riempiendomi di studio e di calcoli di calorie.

La quotidianità era segnata dal peso della bilancia. Controllavo assiduamente di non ingerire più di quello che mi ero prefissata. Non mi rendevo conto di dove fossi caduta, perché l'anoressia avanzò pian piano, diventando la cosa più importante della mia vita. Il cibo era l'unico aspetto che davvero potevo controllare della mia vita. Avevo scoperto un grande potere che avevo dentro me stessa. 

Nell'estate del 2008 arrivai a pesare 35 kg, proprio durante uno stage programmato dalla scuola mentre ero distante da casa. Fu il momento in cui i miei genitori capirono che qualcosa veramente non andava (anche se in realtà lo avevano capito già da un pezzo ma io ero troppo brava a nascondere tutto). Da qui l'inizio di un percorso terapeutico con la collaborazione a livello ambulatoriale di una clinica di disturbi alimentari. 

Riuscii a raggiungere il diploma di maturità con voti alti, nonostante non stessi per niente bene e avessi raggiunto un peso bassissimo. Finita la scuola caddi nella solitudine più totale, in cui l'unica compagnia era ancora l'anoressia.

A 19 anni fui ricoverata in clinica per quasi 6 mesi: 3 mesi di reparto e 3 mesi di day hospital. Tornata a casa, il mio corpo stava bene, ma la mia mente era ancora malata. 

A 21 anni ci fu il secondo ricovero nella stessa clinica: 3 mesi di reparto in cui dall'anoressia restrittiva passai al vomito e all'autolesionismo. Mi procuravo il vomito fino a vedere sangue e neanche questo mi faceva dire basta. 

 Dopo il ricovero, l'inferno, tanto che la clinica a giugno del 2012 mi chiuse le porte in faccia. Erano iniziate le abbuffate, il vomito, l'iperattività (mi costringevo a camminare 2 ore al giorno sempre nello stesso tragitto in qualsiasi condizione atmosferica). 

E di fronte alla forza enorme della mia mente, il corpo incominciava a dare i primi segnali di cedimento: le mie ossa potevano contarsi, il mio cuore batteva debole e a singhiozzi, i miei muscoli delle gambe avevano crampi con dolori lancinanti quando facevo le scale di casa tanto sembrava che si nutrissero di sé stessi e si spezzassero da un momento all'altro. Ma soprattutto la cosa più terribile e difficile da accettare era quel freddo che mi penetrava dall'epidermide fino in fondo alle ossa. Tremavo nella piena afa di luglio e il tremore non mi dava tregua. Gli altri in canotta e io con il maglione addosso. Per non parlare dei crampi che mi assalivano di notte per la fame che mi facevano piegare in due la pancia, e mi rigiravo continuamente nel letto pregando che fosse subito mattina. Avevo paura di morire e di non riuscire a svegliarmi più. Stavo male perché non avevo nemmeno la forza di alzare un braccio o di fare giro in bici ma nonostante questo la mia mente non cedeva. Perfino di notte la malattia non dava pace. Sognavo cibo: piatti di pasta, dolci, pezzi di pane, cascate di cioccolato... a volte mi svegliavo di soprassalto in ansia per questi incubi. 

Chi mi ha costretto a tutto ciò? Dovevo arrivare fino a questo punto per far capire agli altri il dolore che provavo? 

 C'è sempre un motivo per tutte le cose anche per quelle sbagliate e l'anoressia è stato il mio sbaglio più grande. 

 A un certo punto, ho toccato davvero il fondo e ho detto basta alla malattia! Era l'estate del 2012, avevo 22 anni, in cui mi resi conto che così non potevo andare avanti. Avrei dovuto finalmente scegliere: o vivere o morire. Vedevo che gli altri miei coetanei avevano una vita (lavoravano, studiavano, si divertivano, avevano un fidanzato, avevano degli amici...). Io nulla di tutto questo: avevo solo la malattia. E così decisi di darmi la possibilità di vivere e di provare di affidarmi davvero a un percorso multidisciplinare (psicologo, nutrizionista, psichiatra), seppure in tutti quelli anni ero stata seguita. Ma questa volta sentivo che era tutto diverso. Ed è proprio nel dicembre del 2012 che è nato il mio primo libro, scritto in 20 giorni proprio per raccontare tutto ciò che in quel momento avevo provato. 

È stato un percorso duro e faticoso e spesso ho dovuto anche cambiare terapeuta perché sentivo che il suo approccio non era più adeguato alla mia situazione. Ma non mi sono mai persa. E ho lottato duramente e a 24 anni ne sono uscita vittoriosa. 

In questo percorso di rinascita nel 2013 conobbi “per caso” l'associazione Erika Forever, con cui collaboro attualmente facendo testimonianza dei disturbi alimentari nelle scuole e nei comuni. 

Oggi mi rendo conto di quanto l'anoressia ha occupato anni della mia vita, che nessuno potrà mai restituirmi, privandomi di ogni aspetto della vita di una normale ragazza. Ma questo mi ha fatto rendere conto che la vita è la cosa che ha più valore e la voglio abbracciare fino all'ultimo. La vita è meravigliosa e ha tanti colori, non esiste solo nero e bianco. Non esiste la perfezione perché ognuno è bello così com'è con i pregi e difetti. Non sprecate tempo, non rinunciate alla vita, ma vivetela il più intensamente possibile. I momenti di sconforto e le difficoltà purtroppo ci saranno, ma è proprio in quei momenti che si risveglia, dentro di voi, una forza che nemmeno immaginate di avere. 

Combattete, fatelo per voi, cercate di non sentirvi abbattuti e sconfitti. E se anche se vi siete persi e non sapete come ritrovarvi, la strada c'è e potete trovarla. 

Non mollate mai di fronte alle difficoltà! E nel minuto in cui state pensando di arrendervi, pensate alla ragione, per cui avete resistito così a lungo! 

Vi saluto con questo mia frase:

 “Ricordati che in fondo in fondo 
 esiste sempre un raggio di sole 
 poiché nulla ha impedito 
 a quest'ultimo di risplendere” 


Giulia Andretta 


(Tratto dal Progetto “Pensieri e Parole…uno sguardo alla Vita 2” in collaborazione con goccecolorate.wordpress.com - Daniela Bonaldi)



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