Ali di Vita Associazione Onlus dedita alla sensibilizzazione ed aiuto sui Disturbi del Comportamento Alimentare

Come forma imperfetta: tratto dal Progetto “Pensieri e Parole….uno sguardo alla Vita!”

Raccolta di testimonianze inviateci per il progetto “Pensieri e Parole…”

 


Come forma imperfetta 





Mi è sembra piaciuto pensare alla forma delle cose come quando si osservano le nuvole e si cerca di dargli un significato. Eppure certe cose una forma non ce l’hanno o forse sono talmente sfuggevoli e incomprensibili che non si definiscono. Questo è stato il mio disturbo alimentare: una malattia che mi ha tolto rapidamente forma ed essenza mentre io ero intenta ad attribuirgliene una. 

In perenne scabrosità con me stessa, non mi sono accorta dell’inizio subdolo dell’anoressia e, mentre eleggevo il mio corpo a teatro di tumulti interni, meccanismi perversi e fagocitanti erano già parte di me. Dopo un esordio sottovalutato intorno ai venti anni, ho dato seguito a cure che hanno ripristinato grossomodo il mio fisico ma non curato la mia anima in cui risiedeva l’urlo di dolore soffocato. Da lì ho condotto un’esistenza in equilibrio precario, cercando compromessi sempre meno accettabili e ridotto la mia vita ad una tacita coesistenza con il disagio senza avere consapevolezza di ciò che stava avvenendo. Sono rimasta in questa parentesi per quasi vent’anni cercando di soddisfare quella progettualità che la vita richiede con buoni risultati ma tanta fatica per difendere quel segreto tutto mio in cui trovavo ristoro. Mi sono laureata, sposata e sono riuscita ad avere figli aumentando di peso per poi ridiscendere sotto quella soglia di sicurezza che mi distanziava dalla normalità e mi faceva sentire tanto perfetta. Ho avuto condotte anoressiche anche in gravidanza e in allattamento e subito dopo e durante la crescita dei miei figli. Ho perso i ricordi più belli di loro offuscati da pensieri ossessivi di cibo alienato e bramato e ho stentato nel quotidiano ad occuparmi di loro per la stanchezza che la malnutrizione comportava. 

Una sopravvivenza che si consumava i tra sensi di colpa e la continua sofferenza di non sentirsi mai in una condizione di benessere con me stessa e con gli altri. Una sopravvivenza indirizzata al compiacimento delle aspettative altrui e non più diretta alla realizzazione di un sé che non mi apparteneva più, che non riconoscevo più, a forza di essere adesiva con gli altri per favorirmi l’amore desiderato. 

Cercavo amore ove ce ne era tanto. Lo cercavo nel posto sbagliato perché non riuscivo a trovarlo in me. La conduzione di rituali patologici mi donava l’effimera credenza di operare quel controllo sui fatti che mi era necessario per sentirmi al sicuro. Più cadevo nel vortice della malattia e più mi allontanavo da me stessa. Mi nascondevo per paura del giudizio. Ostentavo un’apparente normalità davanti agli occhi increduli di tutti che osservavano impotenti. Mi colpevolizzavo perché sentivo di deludere chi pensava che, tutto sommato, non ce la stavo mettendo tutta. 

“Dipende da Te”, mi dicevano. Mi arrabbiavo e non capivo. Oggi so che l’anoressia non è un capriccio che non si sceglie di ammalare ma si può scegliere di guarire ed è già un vantaggio. Quando ho toccato il fondo ho finalmente trovato il coraggio di chiedere aiuto. Mi sono spogliata delle mie paure e mi sono guardata sola e fragile, consapevole di essere divenuta la mia malattia! 

Ho accettato le cure quando molti danni organici erano già stati cagionati. 
Sono seguiti anni sofferti tra terapia individuale e di gruppo, consulenze psichiatriche e ricoveri rifiutati e posticipati. 

Poi ho cominciato a star meglio e ho sentito forte l’esigenza di raccontare la mia storia scrivendo libri, per offrire la mia testimonianza come contributo alla lotta contro i disturbi alimentari. 

Ho scelto di dare un senso a tutto quello che mi era capitato. 

Oggi sono qui a gridare in un coro comune che non è colpa nostra. L’anoressia è una malattia che colpisce democraticamente, come molte altre. Oggi so che ogni giorno è valido per riappropriarsi della propria vita seguendo l’unica strada che, oggi, credo percorribile: quella della Verità, frutto di una ritrovata e accolta consapevolezza che diviene fondamento di ricostruzione in osservanza di un doveroso patto d’amore con noi stessi. 

Oggi so che è nel riconoscimento delle proprie debolezze e nell’accoglienza della fragilità che si trova l’affermazione della propria forza. L’imperfezione ci contraddistingue mentre quella perfezione anelata che ci sostiene in una vana ricerca, ci fa sentire costantemente inadeguati. 

Oggi mi sono restituita alla vita nella mia autenticità compiendo un grande atto d’amore verso me stessa. 

 Oggi so che non ero sola, gli altri c’erano ma ero io a non lasciarmi trovare, so che non può intercettare l’amore degli altri senza essersi accordati il proprio. 

Come più volte ripeto l’amore ci salva sempre.

Da questa certezza scaturisce la mia voglia di condivisione perché non smetterò mai di dire che la sofferenza più grande è nella solitudine cui il disturbo conduce, è nel sentirsi sbagliati e immeritevoli di comprensione, è nella vergogna che impedisce di chiedere aiuto. 

Oggi so che il disturbo alimentare è ancore un argomento poco trattato e conosciuto perché non ha una forma definita e caratteristiche sfuggevoli proprio come quelle nuvole cui si stenta a dare significato.

E oggi sono qui a fare la mia parte, imperfettamente come tutti noi, creature meravigliose dalle tante forme variegate, modellate dall’amore da cui ci lasciamo forgiare. 


Pamela Mele 


(Tratto dal Progetto “Pensieri e Parole…uno sguardo alla Vita 2” in collaborazione con goccecolorate.wordpress.com - Daniela Bonaldi)



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